Gaudí non ha di certo bisogno di presentazioni, grazie alle sue opere estremamente riconosciute e -perché no- riconoscibili. Ha incantato tutti noi con le sue forme particolari, con quell’estro che solo i più grandi sanno maneggiare con cura.

L’architetto catalano è stato uno dei massimi esponenti del modernismo e, proprio a lui, dobbiamo l’onore di poter ammirare una lunga serie di incredibili capolavori che spaziano dall’ambiente religioso a quello puramente edonistico. Nacque il 25 giugno 1852 e trascorse la sua infanzia a Reus, per poi trasferirsi a Barcellona con l’intento di proseguire quegli studi di architettura che lo portarono, nel 1878, alla laurea. Durante quegli anni Gaudí entrò in contatto con filoni e figure all’avanguardia dai quali si lasciò influenzare fino ad arrivare a costruire attorno a sé quello stile innovativo e geniale che lo hanno reso celebre in tutto il mondo.

Ma, sebbene ricca di stimoli e soddisfazioni, la sua non fu una vita facile: oltre a vari lutti Batri, nel 1894 rischiò di morire a causa delle conseguenze del digiuno quaresimale, dal quale si salvò quasi per miracolo. Morì invece il 10 giugno del 1926, dopo tre giorni da un incidente durante il quale fu investito da un tram mentre rientrava dopo una giornata lavorativa alla Sagrada Família.

Imagen M.A.S. © ACT

Da dove potremmo partire per raccontare il genio e l’estro? Da Barcellona, probabilmente. Raggiungendo il Passeig de Gràcia, si può subito entrare in contatto con il genio di Gaudí grazie alla Casa Milà -meglio conosciuta come La Pedrera- e la Casa Batlló, un’abitazione trasformata in un’opera d’arte. Ma perché proprio questa strada? Perché nel 1860 venne firmato un piano urbanistico di Barcellona che vedeva il Passeig de Gràcia come fulcro e centro abitativo per le famiglie più facoltose della città.

Amics Passeig de Gràcia © ACT

Basta poi spostarsi di poco per raggiungere quello che, nonostante la sua incompletezza, è diventato il simbolo della città: la Sagrada Família. Proprio qui, precisamente nella cappella della Vergine del Carmen, è conservata la tomba dell’artista. Volete sapere una piccola curiosità? Sulla base della chiesa, l’architetto costruì un piccolo edificio, dalla geometria innovativa ma basata su tecniche tradizionali, concepito come una scuola per permettere ai figli degli operai impegnati della costruzione di continuare a studiare.

Le opere di Gaudí, tuttavia, raccontano spesso il forte legame tra natura e architettura, basti pensare al celebre Park Güell, così ricco di colori e spunti fotografici. Un consiglio spassionato? Non visitatelo con la fretta, prendetevi il vostro tempo. Cercate una panchina e fermatevi senza pensare all’ora o al programma della giornata. Armatevi di un bel libro o di occhi curiosi: la lettura e il people watching sono attività perfette per godersi al meglio la zona. Quando sarete soddisfatti, spostatevi verso Carrer Nou de la Rambla, dove troverete ad aspettarvi il Palau Güell e dove potrete approfittare di questa affascinante tappa da poco riaperta al pubblico. Se ciò che vi abbiamo suggerito non è abbastanza, potete decidere di visitare anche la spettacolare Casa Vicens, la Casa Calvet, la Torre Bellesguard e il Col·legi de les Teresianes.

Lluis Carro © ACT

Sebbene spesso si tenda ad associare Antoni Gaudí a Barcellona, in realtà la storia dell’artista è intrecciata a varie zone della Catalunya. Uscendo leggermente dalla città, merita una visita la cripta della chiesa della Colonia Güell, la settima opera di Gaudí inserita dall’UNESCO nei siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Fu commissionata da Eusebi Güell e costruita tra il 1908 e il 1917 secondo lo stile modernista catalano. Mosaici, vetrate ed estro si rincorrono in una delle tappe imperdibili per gli amanti e non dell’architettura.
Nella regione dei Pirenei, a La Pobla de Lillet, è possibile trovare i Giardini Artigas che, ancora una volta, ci riportano alla stretta connessione del genio con la natura. Pare infatti che qui, tra la rigogliosa vegetazione, i ponti e le grotte artificiali opere del suo genio, Gaudí si sentisse davvero a casa.

Sebastiaan Bedaux © ACT

Raggiungendo Reus, si raggiungono le sue origini e la ruta del modernismo. È qui che il 25 giugno 1852 nacque il brillante architetto, tuttavia il palazzo è privato e non visitabile. Ma nel centro storico della città sorge il Gaudí Center, uno spazio enorme e interamente dedicato all’artista nel quale, attraverso varie risorse (video, audio, modelli interattivi ed altro) i visitatori possono entrare in contatto con questa figura incredibile ed imparare a osservare, toccare e ascoltare in modi diversi. È in questo museo che si esplora il mondo di Gaudí uomo e Gaudí artista, entrambe figure che si intersecano in un’unica, riconosciuta definizione: Gaudí innovatore. Sempre nel centro storico della città, è possibile visitare la Chiesa Prioral de Sant Pere, dove il noto artista fu battezzato. Nello IES Salvador Vilaseca, un convento francescano, Gaudí seguì invece ben cinque corsi.

Achim Meurer © ACT

Ci spostiamo verso una delle ultime tappe di questo tour virtuale, Montserrat, per innamorarci della Santa Cova, la “grotta santa”. Oltre ad essere un importantissimo sito di pellegrinaggio (si dice che qui sia apparsa la Vergine Maria), è anche un museo a cielo aperto. La sua posizione, sulla cima di una montagna dalle forme molto particolari, aggiunge ulteriore fascino alla visita. A Gaudí fu commissionato il gruppo scultoreo “Primer Misteri de la Glòria”, accompagnato da sculture di altri artisti catalani quali Josep Llimona, Jeroni Martorell e Dionís Renart.

Finalmente a Sitges, nel 1901, vennero completate le Cantine Güell. Pare che proprio durante questo incarico nacque la profonda amicizia tra tra Güell e Gaudí che segno, poi, l’inizio di numerose altre opere. Attualmente le cantine ospitano un ristorante.

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Marika e Diego, Diego e Marika. Siamo costantemente in giro per il mondo e in cerca di emozioni, nuove esperienze, nuovi luoghi da esplorare e raccontare. Uno fotografa, l’altra scrive. Crediamo nel lato positivo delle cose e viviamo tra bagagli da riempire e svuotare e riempire di nuovo. Il nostro viaggio più bello? E’ sempre il prossimo!

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